Stare attorno ad una tavola, chiacchierare, mangiare, mangiarsi. Per raccontare.
Amo scrivere e cucinare, entrambe le cose attingono da un patrimonio antico. Entrambe coinvolgono i sensi.
Cucinare per qualcuno significa per me "voglio che tu viva", scrivere significa "voglio condividermi".


sabato 8 dicembre 2012

Lo stanco albero di Natale 2012

Sono stanca. Oggi è l'Immacolata, si fa l'alberello, si inizia a pensare a cosa regalare ai propri cari, a fare le spese di Natale, che bello! in parte questa follia consumista mi attanaglia il cervello, lo ammetto: aspetterò che mia madre torni dal lavoro, faremo l'albero, la cesta dei regali, la carta da pacchi, il nastro rosso, le cartoline d'auguri comprate in Olanda, i bigliettini dell'Auchan, il buono dell'Ikea a quello che si è fatto la casa da poco, il cesto col panettone e lo spumante a quell'altro che non sai proprio cosa regalare e le sciarpine per le bambine, la barbie per la più piccola, la bottiglia di limoncello per il signore del primo piano, zucchero e caffè per la signora che è tanto carina ma poi... poi sono stanca, o meglio è il mio cuore ad esserlo. Stanca di far finta che quest'anno il mio stipendio sia bastato per fare i regali, perché mi sto già impegnando la tredicesima che non è ancora arrivata, stanca di far finta che fuori della mia porta il mio paese sia felice, perché la soglia di povertà assoluta sta crescendo di giorno in giorno e, per quanto ne so, crescerà ancora. Non credo ci vogliano grandi studiosi per capire che, se in un condominio qualcuno non paga, gli altri condomini continueranno a pagare al posto suo, peggio se nel condominio l'amministratore è un ladro che ruba le quote dell'acqua, della luce e delle spese varie; i condomini si accorgeranno della beffa solo quando saranno staccate loro acqua, luce e servizi. I condomini si ritroveranno a dover pagare due volte senza però ricevere i servizi, perché dovranno pagare arretrati e bollette in corso.
Gli italiani, alla vigilia delle feste, stanno iniziando a pagare gli arretrati dei servizi loro erogati, un totale che pare ammonti a duemilamiliardidieuro (ma anche su questa cifra sono titubante, chi ha fatto i conti? Paperon dè Paperoni una monetina  per volta?) e l'amministratore di condominio non è stato ancora revocato, anzi: sta lì a gestire le quote tra i condomini. Chi ci ha rubato sta decidendo chi deve pagare e non sta tenendo conto delle quote millesimali. Perché, da totale ignorante in materia, mi parrebbe opportuno che, chi ha di più (esattamente come in un condominio) paghi di più. E invece no: il furbo amministratore sta continuando a gestire come se i condomini fossero solo quelli che hanno sempre pagato.
Credo che questi pensieri, durante il giorno dell'Immacolata, stiano cingendo il mio capo di un malaugurato mal di testa, prenderò le palline dai pacchi, le corone e le ghirlande, i nastri e la carta da pacchi. Stanca di essere presa in giro, vessata, amministrata, governata, tassata. Ma mai stanca di pensare e farmi venire gran mal di testa!

venerdì 23 novembre 2012

O RUOT O FURN

Venerdì, stanchezza accumulata, na fame da lupi e, mentre attendo in banchina il treno, ecco che vedo sul piccolo schermo uno spassosissimo spot su O RUOT O FURN. Non ha "suppontato" il mio stomaco, ma m'ha fatto ridere asssai!





martedì 13 novembre 2012

CHI SMETTE DI CORRERE SI RITROVA COL CULO PESANTE di Nicola Nardella

Ricordo che erano i primissimi anni '80 ed a  Piscinola c'erano Luca, Patrizio ed io. Patrizio girava su una "Graziella", Luca su una bici assemblata con pezzi di cui non giurerei sulla provenienza ed io avevo una "Safari". Ora se sei nato a Piscinola ed hai il culo di avere una "Safari",  due ruote ti sono di troppo e puoi percorrere interi isolati con una ruota all'aria. La faccenda tecnicamente funziona così: il particolare sediolino ad "L"  consente di sbilanciare il peso sul lato posteriore, mandando in aria la parte anteriore del velocipede. Ero un bambino che aveva una gran voglia di correre. Diversi anni dopo Luca e Patrizio si vedevano sempre meno in giro. Salvatore mi parlò di una certa "canna" che aveva comprato. Io pensai che sarebbe stato bello andare a pesca. Ero fuori pista. Dunque, riepilogando, avevo qualche anno in più, una gran voglia di correre e quella roba dovette aprirmi una qualche sorta di terzo occhio. Capii d'un colpo che quella  Safari non mi sarebbe valsa ad attirare l'attenzione delle ragazzine. In giro c'era chi faceva strage di cuori impennando  in motorino. E poi sebbene la voglia di correre non m'avesse abbandonato, almeno come aspirazione generale, una rilassata flemma si era impadronita di me. Molti anni dopo, sia che avanzassi, sia che indietreggiassi, recuperai la mia singolare passione per la corsa sulle piste di  Praga,  Ventimiglia,  Napoli, Genova, finanche  in Palestina. Ovunque ero inseguito o inseguivo gente che si cimentava nella corsa con gli anfibi ai piedi. Se ti beccavano eri fritto. Intanto la lira era stata sostituita dall'Euro ed il governo italiano aveva preso a comprare ingenti quantità di carta filigranata europea, emettendo obbligazioni in corrispettivo. Alcuni chiamarono questa faccenda: incremento del debito pubblico ed io, ad un certo punto, avevo imprigionato il mio desiderio di correre in un aggeggio infernale chiamato "pedana". Mentre c'era chi quel debito pubblico progettava di accollarlo a me, io immaginavo che perdere qualche chilo m'avrebbe aiutato nell'ipotesi in cui avessi incontrato sul mio cammino qualche giudicessa  avvenente. Immaginavo che con lei, saper impennare su una sola ruota, non avrebbe sortito alcun effetto. Poi ho scoperto che chi mette in conto la possibilità di decidere della libertà di un altro non è avvenente in alcun modo. Ora guardo l'infernale aggegio, maledetta pedana, e penso che è giunto il tempo in cui, sia che si fugga sia che si assalti, bhè bisogna ricominciare  a correre in strada. Si, in strada, poichè è provocatorio fare un vertice sui contratti di "apprendistato" nella Napoli dilaniata dalla crisi. Perchè la Fornero immagina di svendere alle aziende tedesce una bella catena di montaggio sociale fatta da giovani risorse umane. Correre in strada perchè sindacati e partiti hanno il culo di gomma e perchè fintantochè corri non ti ritroverai mai il culo pesante di chi invecchia.

sabato 3 novembre 2012

IKEA SPAKKA


Ki è iKea. Ikea è la multinazionale dell'arredamento, ikea spakka perchè è quella che ti arreda tutta la tua casa precaria con soli 200 € guadagnati con un lavoro ancora più precario; per completare il circolo della precarietà, anche i suoi mobili sono precari, non durano più di 2 o 3 anni. Ma tanto ikea lo sa che i suoi acquirenti, per lo più sfigatissime famiglie precarie ridotte sempre più alla fame, si fanno poche domande circa il rapporto che intercorre tra precarietà esistenziale e materiale. Io per prima, quando ho la domenica mattina libera e non lavoro, sono presa da una profonda noia e inadeguatezza sociale e ho esigenza di espletare la mia funzione più aberrante e consumista: vado all'ikea. So perfettamente che, tra i labirintici cunicoli di scaffali mi verrà voglia di comprare qualcosa, anche solo un gelato a 90 centesimi che se hai la karta ikea costa solo 50 e come fai a non comprarlo. Anche solo per scappare all'angolo delle occasioni e comprare uno scampolo di stoffa a 2 € per fare non so cosa non so quando.
Eppure ikea spakka, spakka tutti i livelli quando, incluso nel prezzo ikea precario, paga i suoi precari lavoratori. Spakka tutto quando i lavoratori, facchini per lo più giovani e per lo più marocchini, alzano la testa, abbassano le mani e dicono: "qui non si passa!". Ikea spakka nel senso che spakka loro le teste, con la gentile collaborazione della Madama e lo special guest del questore di Piacenza, Calogero Germanà, che dopo aver "ottenuto numerosi premi ed encomi solenni per meriti di servizio ", riceve il plauso del pubblico presente al picchetto.
Non è che i lavoratori del Consorzio CGS c'entrino molto con ikea, questo l'azienda svedese tiene a precisarlo in un comunicato, ma a noi consumatori incoscienti e apolidi non importa molto. Da consumatore non mi sono mai chiesto come fa ikea a vendermi un divano KLOBO a 92,50 €, per me l'importante è risparmiare e avere il due posti nella cameretta. Perchè in fondo, come dice nel comunicato, ikea ha chiesto l'osservanza alle regole e alla sicurezza del personale, anche se quel personale lavora nelle sue strutture, anche se quel personale ha solo un servizio igienico per 300 lavoratori, anche se la busta paga riporta una cifra che il lavoratore non ha mai visto nemmeno col binocolo e nemmeno se lo sfruttamento dei facchini senza diritti nè volto è un piccolo ingranaggio della macchina dello sfruttamento del precariato ikea.

martedì 23 ottobre 2012

Risposta di rabbia di una generazione troppo choosy


HAI UN AULIN, UN MOMENT, UN TAVOR AL CAFFE' E GINSENG, ANFETAMINA, MD?

Il messaggio sullo screen del pc a chiare lettere, significa che qualcuno ha bisogno di lavorare. Io non sono molto choosy, pur di lavorare prendo qualunque cosa, tanto se mi spacco lo stomaco c'è sempre un bel gastroprotettore LANSOPRAZOLO 30, MAALOX, pure RANIDINA chefatantofigo al bancone del farmacista. La storia del messaggio non sarà chiara a tutti, almeno non a coloro che lavorano sulle poltrone rosse. C'è bisogno di un piccolo preambolo: quando lavori in un call centre sei tu, il pc, il tuo malore. Alzarti per elemosinare una bustina, una compressa, una goccina sublinguale, una dose intramuscolo, significa perdere tempo, così invii un messaggio: "UN AULIN?".
Pur di lavorare, il 70% dei colleghi che conosco hanno salvato la vita di un albero della foresta amazzonica, hanno usato la pergamena di laurea come carta igienica (in tempi di crisi pure risparmiare un rotolo significa rientrare con le spese) e si sono rimboccati le maniche, lavorano in un call centre perchè hanno il brutto vizio di essere choosy, addirittura esigono di mangiare, hanno la pretesa di pagare l'affitto, l'acqua, la luce, il gas e, se gli va bene, farsi una pizza con la famiglia una volta all'anno. Lo so, sembrerebbe troppo esigente, ma qualcuno ha avuto addirittura la sconsidereta idea choosy di non abortire. In molti hanno procreato, in questi tempi di crisi hanno pensato al bene del paese, a far girare l'economia con quei marmocchi che, schizzinosissimi, addirittura non la fanno nella tazza ma in costosi pannoloni con rete-super-assorbente-inodore-baby-dry-culetto-morbido-easy-up che "se il mio compagno avesse un lavoro normale comprerei quelli ecologici, che si lavano, ma un lavoro normale non ce l'ha e devo lavorare anche io rinunciando alla maternità e non ho il tempo per lavare la cacca di mio figlio a mano" (cit.).
Tu, non cercare di trovare scuse alle tue parole offensive e poco aderenti alla realtà, in questo paese c'è gente che, pur di lavorare, si farebbe ammazzare. Ti è cara la tua poltrona rossa quanto a qualcun'altro è cara una poltrona bianca sporca di mestruo perché ci sono colleghe che non hanno avuto nemmeno il tempo per andare in bagno a cambiarsi, pur di lavorare.

sabato 20 ottobre 2012

Sciopero dei call centre.


Nessun TG si è degnato di parlare di noi. Nessuna notizia è stata data sulla condizione di noi lavoratori dei call centre. E come potrebbe fare notizia un fantasma? Si, perché noi siamo invisibili, come fantasmi; afoni, soli e sopratutto poveri. I nostri stipendi, nella migliore nelle ipotesi in cui lo stipendio ci arrivi, sfiorano la soglia di povertà. Esiste un contratto delle Telecomunicazioni che dovrebbe tutelare i nostri già precari diritti, questo contratto, all'ora del suo rinnovo, sta diventando come una bandiera bianca di un naufrago in mezzo al mare, un vessillo al quale migliaia di donne e uomini tentano di aggrapparsi. Siamo con l'acqua alla gola, annaspiamo per il diritto alla vita, il diritto ad avere una dignità sociale e umana. E la zattera che ci è toccata sta facendo acqua da tutte le parti.
La questione è molto più semplice di quanto non sembri, esistono due schieramenti: Asstel e i sindacati in rappresentanza dei lavoratori.
Asstel è l'associazione di categoria che rappresenta le imprese delle telecomunicazioni (Confindustria, per capirci) e i sindacati sono i soliti noti ossia CGIL, CISL e UIL.
Il CCNL Telecomunicazioni è scaduto oramai dal 31 dicembre 2011, cosa non nuova è l'esigenza del suo rinnovo che, come in tutte le categorie, sta portando ad un duro braccio di ferro tra le imprese e le parti sociali, interrottosi il giorno 4 ottobre 2012. La trattativa portata avanti si è interrota sul punto, non poco importante, delle tutele sociali. Cosa significa tutele sociali? Sono le norme che difendono il lavoratore in quanto persona sociale. Avere delle tutele sociali significa avere delle norme che non rendano più semplici i licenziamenti, significa essere retribuiti se malati, significa poter utilizzare i permessi e le ferie quando servono al lavoratore e non in base ai flussi delle attività produttive, significa non rischiare di essere licenziati se la propria azienda ha più convenienza economica a delocalizzare l'attività produttiva; i punti, grosso modo, sono questi. Asstel si aggrappa alla libertà delle imprese e di mercato ed "ha peraltro rilevato che il quadro complessivo, coerentemente con intese già firmate a livello interconfederale, dovrebbe indirizzare più verso rinnovi leggeri e, come da invito del Governo, a trattative con al centro l’obbiettivo del recupero di produttività" (dal sito www.asstel.it) in sostanza sta dicendo che, data la congiuntura economica, l'obiettivo delle trattative è quello di affossare i lavoratori per poter permettere alle imprese di poter guadagnare di più e spendere di meno. Un gioco antico come le montagne, chi ha un'azienda non prevede mai di potersi fare carico del rischio d'impresa, è sempre il malcapitato lavoratore a doverci rimettere le penne. Senza contare che la possibilità di poter licenziare con maggiore facilità comporterebbe un danno economico allo Stato non indifferente; si pensi solo alla spesa, già insostenibile, che rappresentano gli ammortizzatori sociali sulla già fragile economia del Paese. Licenziare altro personale significherebbe altri cassintegrati che, oltre a gravare sulle casse dello Stato, da disoccupati, non farebbero ulteriormente girare l'economia. Dunque, su questo punto, riscontro una profonda incoerenza tra quello che significa "recupero di produttività" e spesa sostenibile. L'Italia non può permettersi altri licenziamenti.
Né tantomeno può permettersi di delocalizzare la produzione di beni e servizi in paesi esteri. Se le aziende si spostano a noi rimarrà ben poco a cui dare servizi o assistenza. Come si può pensare che chiudere un'azienda in Itali ed aprirla in Albania o in Tunisia o in esterolandia possa essere di beneficio per il Paese? E' più che ovvio che a guadagnarci sarebbero solo le imprese e mai noi italiani.
Per quanto riguarda la possibilità di non retribuire la malattia, beh, su questo punto mi sembra di sparare su di una croce rossa. Se sono malato non posso venire a lavorare, è un concetto molto semplice. Mettiamo il caso che mi venga un bel febbrone, ipotizziamo pure che io, pur di non perdere i soldi della retribuzione, andassi a lavorare lo stesso, secondo voi la mia produttività sarebbe garantita alla mia azienda? E se si ammalassero altre persone venendo a contatto con me? Se esiste il diritto ad essere malato ci sarà un perché!
Inoltre, al di là dei personali problemi di salute che possono andare dal leggero malanno invernale alle complicazioni croniche di malattie o altro, gli operatori di call centre (categoria non a rischio) sembrano avere il vizio di lamentarsi tutti per gli stessi disturbi. Problemi di udito, emicranie, disturbi del sonno, depressione, attacchi di panico, problemi di vista dovuti al prolungato utilizzo del pc, problemi di postura ed altri più lievi disturbi che non sto qui a citare. Tutti disturbi legati alla condizione lavorativa, dunque al di là del diritto inalienabile di ogni individuo di esser malato, diritto ottenuto con anni di sudate trattative sindacali, mi sembra proprio che chiedere ad un lavoratore il risarcimento economico per un'assenza dal lavoro dovuta, magari anche in piccola percentuale, alla stessa condizione lavorativa mi sembra un pò troppo.
Ho analizzato questi che mi sembravano i punti fondamentali, ma ci sarebbe ancora molto da dire. Molto è stato detto ieri  19 ottobre, quando Roma ha visto sfilare migliaia di naufraghi dei call centre. Spero di essere stata chiara ed esaustiva. 

martedì 16 ottobre 2012

Sheireen's Words ed una ricetta da fare assolutamente!

Spulciavo il blog Sheireen's Words e non ho potuto far altro che sbavare davanti alla ricetta della sua cheescake...


http://sheireenswords.blogspot.it/2012/10/week-end-cheesecake.html?showComment=1350384970820#c4594035325855538512

Troppo golosa! da fare ASSOLUTAMENTE!
Devo dire che il blog di questa ragazza mi ha ispirato molto, questo vorrebbe essere anche un tributo nei suoi confronti.
Solo una nota: nella ricetta c'è scritto per 10 persone... forse persone normali! io e il mio ragazzo ce la spazzoleremo in poche ore! heheheh




lunedì 15 ottobre 2012

Lunedì Scarpariello


Il lunedì ciabattini, parrucchieri e baristi stanno a casa, chiudono le serrande e si godono il loro giorno di riposo. I ciabattini, noti in napoletano come scarpari, danno il nome al piatto che si consuma generalmente di lunedì: Lo scarpariello. Girando un pò in rete si trovano varie versioni sull'origine della ricetta. Alcuni riportano che questo piatto veniva preparato in maniera molto veloce durante il breve spacco dal lavoro, infatti le mogli degli scarpari, dato il misero guadagno del marito, erano solite lavorare presso fabbriche di scarpe o presso abitazioni di persone ricche, dunque avevano un breve spacco per poter cucinare il pranzo; Altri dicono che lo scarpariello veniva preparato il lunedì con gli avanzi del ragù della domennica e i pezzetti di formaggio avanzato (formaggio spesso utilizzato come moneta da coloro che non avevano soldi per pagare la riparazione delle scarpe). Quale sia l'origine del succulento cibo, lo scarpariello è un piatto molto veloce da preparare e gustoso.
Dato che è un piatto del lunedì ho pensato di postarlo oggi per dare un'idea a chi deve ancora mettersi ai fornelli.
La mia ricetta è molto diversa da quella classica, è il risultato di variabili che nel tempo si sono adattate ai gusti della famiglia. Si può utilizzare il ragù avanzato del giorno prima oppure dei pomodorini freschi. Qualche volta  lo faccio con entrambi poichè il sugo è poco (cioè faccio cuocere i pomodorini e poi aggiungo in ultimo il ragù).
La ricetta in basso presenta i pomodorini, io uso quelli del piennolo (pomodorini del vesuvio conservati appesi ad un gancio, il metodo di conservazione permette di tenere i pomodori per mesi). Questo, per chi non lo avesse mai visto, è un piennolo:

Inoltre nella ricetta originale ci vorrebbero bucatini o spaghetti, io uso le penne che in famiglia adorano tutti.
Enjoy!

SCARPARIELLO ALLA FRANCESCA

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

500 gr di pennette rigate
500 gr di pomodorini freschi
1 cipolla grande
1 spicchio d'aglio
peperoncino a piacere
basilico a volontà
prezzemolo a volontà
olio extravergine di oliva q.b.
1 noce di Burro o strutto
50 gr di Pecorino
50 gr di Grana o Parmigiano Reggiano
sale q.b.


PROCEDIMENTO:

Mettete sul fuoco la pentola con l'acqua salata per la pasta.
Tritate la cipolla e l'aglio finemente, se vi piace il piccante potete mettere anche il peperoncino tritato, in una padella comoda versate abbondante olio, portatelo a temperatura e imbiondite la cipolla e l'aglio. Aggiungete i pomodorini, la cottura del pomodoro è molto breve, dovranno rimanere quasi crudi. Tritate il prezzemolo e tagliate il basilico con le mani, e aggiungeteli al pomodoro, appena si sono leggerrmente appassite le foglie spegnete la fiamma.
Mentre avrete fatto il sugo, l'acqua sarà pronta per la pasta; buttate la pasta e colatela al dente, versatela nella padella, aggiungete i formaggi grattugiati e fate mantecare per bene, in finitura aggiungete una noce di burro (o di strutto), mischiate un altro pochino e...
... Buon Appetito!

domenica 14 ottobre 2012

Il Rito del Raù. IO RAù, E TU?


Non era un giorno qualunque, quella mattina era diversa. Non lo sapevi dalla luce filtrata dal vetro umido, nè da una musichetta che veniva dalla radio, le campane lontane o una vocina dalla cucina, Lei con un grande mantesino che canticchiava allegra. Sapevi che era una mattina diversa perchè l'olfatto si svegliava prima degli altri sensi, il cervello era sintonizzato sulla pentola sul fuoco prima che gli occhi potessero aprirsi. E con i piedi scalzi sul pavimento di cotto freddo ti avvicinavi verso l'origine del tuo risveglio speciale, i passi felpati non distraevano il lento pipitiare di quel sugo che ha, in sè, la mistica associazione al sangue della terra. Sapevi che quella mattina era ineguagliabile perchè era domenica mattina, perchè c'era il Raù.
Come un dono sotto l'albero, la gioia del Raù risveglia ancora oggi sensazioni mistiche. Un miracolo della domenica. Una tradizione dell'anima. Un momento di raccoglimento familiare che riscopre la serenità di un giorno dedicato alla lentezza, un sugo che non può essere cotto se non con estrema lentezza, ogni tanto mamma spegneva la fiamma "per farlo riposare, perchè sennò il Raù si stanca...", così mi diceva, come se anche la pummarola che lei aveva la sera prima passato col passaverdure avesse un corpo, una vita, una fatica da espiare. Ecco il segreto del Raù, il lento e metodico pipitiare. Pipitiare è un termine intraducibile in italiano, potrebbe essere tradotto con ribollire, ma il Raù non può ribollire perchè potrebbe offendersi, potrebbe essere paragonato a un qualunque altro sugo italiano o, peggio ancora, ad un "ragù bolognese" di bassa lega. Il Raù non è il "ragù napoletano" che qualcuno vorrebbe spacciarvi per nostrano. Il Raù è l'ammore, la pazienza di una donna che dal sabato sera dispone tutto come da rito perchè la domenica la famiglia possa perpetrare il rito. Giungere all'amore.
E anche sul termine famiglia ho qualcosa da dire. La Famiglia intesa come da tradizione napoletana, quella che la domenica si avvicina alla tavola per il piacere di stare assieme, per la gioia di condividere, non è la famiglia intesa come ce la vogliono far intendere oggi. La considerazione di famiglia è minimizzata ad oggi come il nucleo dello stato di famiglia, quelli con lo stesso sangue nel corpo, quelli che si seggono asetticamente e stanchi ad una tavola di una domenica che potrebbe essere lunedì.
Chi mangia il Raù non ha bisogno di avere lo stesso sangue, la Famiglia che si avvicina all'idea tradizionale di famiglia è una Famiglia che, attraverso il Raù, diventa consanguinea per rito, per magia, per credenza, per condivisione. Il Raù è il sangue della terra che rende gli uomini uguali e li trasforma in componenti di un'unica famiglia, la Famiglia umana. Cristo ha fatto bere il proprio sangue agli uomini, Lei ha fatto mangiare la sua carne, la sua vita, dando così agli uomini e alle donne di semplice appartenenza alla famiglia la condizione di appartenenza più elevata alla Famiglia. Chi deteneva la tradizione, chi aveva il potere di conferire il dono dell'appartenenza non aveva uno scettro in mano, nè una zappa, nè una penna, aveva una cucchiarella (chi traduce cucchiarella con "cucchiaio di legno" commette sacrilegio). L'umo sedeva a capotavola per gentile concessione di chi, con silenzioso, acquisito e mai ostentato potere, sedeva al posto più vicino ai fornelli.
Mamma si girava, io credevo di essere stata silenziosa, in punta di piedi felpati, ma le mie accortenze erano vane, non so come già sapesse che io ero sveglia, aveva già preparato la fella di pane cafone intinta nel Raù. La colazione della domenica iniziava così. Con quella fetta di pane inzuppato di Raù. Era una mattina diversa.

sabato 13 ottobre 2012

Pianificazione del week end e ricetta dell'insalata di farro e yogurt greco.

La pianificazione del mio week-end scivola, di anno in anno, in qualcosa di sempre più vano e meno pianificazione.
Nel fine settimana sono stanca, sfibrata e poco credibile come frequentatrice deambulante e un pò zombie di qualunque locus notturno. Al massimo delego ad altri la mia sopravvivenza sociale in questi giorni non lavorativi (non lavorativi per gli altri, perchè a me tocca domani un bel pomeriggio domenicale in azienda).
Nell'attesa che qualcuno mi contattasse per propormi un piano fine-settimanale di amenità 
tardo-adolescenziali, mi sono dilettata in una veloce insalata di farro.
Quanto è buono il farro! poco usato sulle tavole dei napoletani, è ricco di fibre (altro che yogurt delle pubblicità!) ed ipocalorico, cioè ne puoi mangiare un sacco e non ingrassi poiché contiene poche calorie, 100 gr di farro contengono circa 350 kcal. La ricetta in questione presenta frutta secca, ovviamente calorica, ma un buon bilanciamento con poco olio può comunque renderla ideale per una dieta.
La propongo sperando sia un'idea per chi non ama mangiare sempre la lattuga all'insalata per contorno.
Dimenticavo di dire che la ricetta non è mia, bensì di mia madre, ma l'ho acquisita per successione diretta!

INSALATA DI FARRO E YOGURT GRECO

RICETTA PER 4 PERSONE


INGREDIENTI:
300 gr di farro perlato
4/5 noci sgusciate e tritate grossolanamente
9/10 mandorle tritate grossolanamente
10 gr uva sultanina
10 gr pinoli
1 spicchio d'aglio
1 manciata di prezzemolo
1 vasetto yogurt greco
zenzero fresco q.b.
olio extra vergine d'oliva q.b.
sale q.b.

PREPARAZIONE:
Lavate il farro in acqua corrente, riscaldate abbondante acqua in una pentola comoda, versatevi il farro. Salate la pietanza. La cottura di questo cereale dipende dalle marche, alcune cuociono in 15/20 minuti, altre in 30/40, quindi leggete l'etichetta. Se comprate il farro sfuso, come faccio io, assaggiatelo di tanto in tanto. Quello del dispenser dell'Auchan ha una cottura molto lunga, di almeno 40 minuti.
Quando il farro è cotto fatelo freddare con un filo d'olio. 
Aggiungete al farro freddato le noci, i pinoli, l'uva sultanina e il prezzemolo tagliato finemente; l'insalata può essere modificata con altra frutta secca in base ai gusti o ad eventuali allergie.
Lo yogurt greco è ideale per le insalate perché permette di condire poco il piatto senza rinunciare al gusto. Esiste uno yogurt della Fage, il total 0%, che contiene 96,90 kcal per 170 gr. 
In verità quando faccio l'insalata di farro non uso tutto il vasetto di yogurt, di solito ne lascio un pò per altre insalate.
Con una schiaccia aglio schiacciate lo spicchio d'aglio e mischiatene il succo nello yogurt, aggiungete un pizzico di sale e un filo d'olio.
Mettete una cucchiaiata di yogurt sul fondo del piatto da portata e adagiatevi l'insalata di farro, grattuggiate sul piatto dello zenzero e...
... Buon appetito!


giovedì 11 ottobre 2012

Torta d'Autunno.

"La torta più buona che io abbia mai mangiato!".
Ha esordito così, ieri, con le bricioline sulla barba, gli occhi vispi come fosse tornato bambino, un pezzo di torta sbriciolosa ancora tra le mani. Il mio fidanzato, in quanto a complimenti, riesce sempre a trovare le parole giuste; o forse sono io ad aver trovato gli ingredienti giusti? Sta di fatto che la torta è già finita e ci tengo a precisare che è stata sfornata in serata!
Stamane contavo di inzupparla nel latte ma... dovrò accontentarmi del profumo che ha lasciato in cucina.
Ora vi lascio la ricetta, sappiate che è una torta autunnale e, come le foglie sugli alberi, ha vita breve.


INGREDIENTI:
350 gr di farina
200 gr zucchero di canna
125 gr di burro
4 uova
1 bustina di vanillina
2 barattolini di yogurt al cocco
200 gr di noci tritate grossolanamente
1 tazzina di rum fantasia (o altro liquore a piacere)
1 mela annurca (o altra qualità) tagliata a pezzettini
1 pera tagliata a pezzettini
1 bicchiere di latte
1 bustina di lievito per dolci

TEMPO DI PREPARAZIONE:
Impasto: 10 minuti
Cottura: 45 minuti circa


PROCEDIMENTO:
Mescolate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero di canna. Dato che io conservo il burro in frigo, l'ho riscaldato qualche minuto nel microwave, giusto il tempo che si ammorbidisse. Quando il composto di zucchero di canna e burro è omogeneo, aggiungete piano piano il rum (o altro liquore a piacere) e un uovo alla volta, aggiungete poi la farina a pioggia stando attenti a non far formare i grumi, ora è il turno della vanillina, potrete poi aggiungere lo yogurt, la mela e la pera; mi raccomando di tagliare a pezzetti microscopici  la frutta, io l'ho tagliata a pezzettini di massimo un centimetro, così nell'impasto è quasi impercettibile. Le noci da aggiungere devono essere quelle secche e non le fresche. Se utilizzate le noci fresche ricordatevi di sbucciarle, perchè quella pellicina è amara. Io ho usato noci secche e non ho tolto la pellicina. In ultimo sciogliete il lievito in un bicchiere di latte e versatelo nel composto. Versate in uno stampo antiaderente (meglio se a cerniera) e infornate a 175° per circa 45 minuti in modalità ventilato. Ovviamente il tempo di cottura dipende anche un pò dal vostro forno. Quando sentite l'odore di buono in cucina provate a sondare l'impasto con uno spaghetto, se questo rimane asciutto vuol dire che il dolce è pronto!
E poi ditemi se non è la torta più buona che abbiate mangiato!


Benvenuto Autunno.

Benvenuto Autunno. Con i Tuoi temporali A Tratti, le giornate secche, il vento, le foglie e tutte quelle cose lì che fanno tanto poesia. A me l'autunno m'ha svegliata da un'estate da panico. Vivere in una città di mare e sognare di scappare AL MARE. Ah, Dimenticavo! vivo A Napoli, città meravigliosa per un turista, D'ESTATE SORRENTO E I LIMONI CHE MERAVIGLIA... purtroppo viverla tra il lavoro, lo studio, la casa, la frenesia della calura, i 40° sotto le pensiline dei pUllman che non passano manco se li paghi in dollari... insomma PANICO!
e Ora mi trovo qui, su questa pagina blog a scrivere a braccio cose sensasenso. un buon startup. enjoy!
Autunno caro, vedi di fà venì Natale, con le sue luci, l'alberello e la tredicesima. A me piace ASSAI il Natale.