Stare attorno ad una tavola, chiacchierare, mangiare, mangiarsi. Per raccontare.
Amo scrivere e cucinare, entrambe le cose attingono da un patrimonio antico. Entrambe coinvolgono i sensi.
Cucinare per qualcuno significa per me "voglio che tu viva", scrivere significa "voglio condividermi".


sabato 3 novembre 2012

IKEA SPAKKA


Ki è iKea. Ikea è la multinazionale dell'arredamento, ikea spakka perchè è quella che ti arreda tutta la tua casa precaria con soli 200 € guadagnati con un lavoro ancora più precario; per completare il circolo della precarietà, anche i suoi mobili sono precari, non durano più di 2 o 3 anni. Ma tanto ikea lo sa che i suoi acquirenti, per lo più sfigatissime famiglie precarie ridotte sempre più alla fame, si fanno poche domande circa il rapporto che intercorre tra precarietà esistenziale e materiale. Io per prima, quando ho la domenica mattina libera e non lavoro, sono presa da una profonda noia e inadeguatezza sociale e ho esigenza di espletare la mia funzione più aberrante e consumista: vado all'ikea. So perfettamente che, tra i labirintici cunicoli di scaffali mi verrà voglia di comprare qualcosa, anche solo un gelato a 90 centesimi che se hai la karta ikea costa solo 50 e come fai a non comprarlo. Anche solo per scappare all'angolo delle occasioni e comprare uno scampolo di stoffa a 2 € per fare non so cosa non so quando.
Eppure ikea spakka, spakka tutti i livelli quando, incluso nel prezzo ikea precario, paga i suoi precari lavoratori. Spakka tutto quando i lavoratori, facchini per lo più giovani e per lo più marocchini, alzano la testa, abbassano le mani e dicono: "qui non si passa!". Ikea spakka nel senso che spakka loro le teste, con la gentile collaborazione della Madama e lo special guest del questore di Piacenza, Calogero Germanà, che dopo aver "ottenuto numerosi premi ed encomi solenni per meriti di servizio ", riceve il plauso del pubblico presente al picchetto.
Non è che i lavoratori del Consorzio CGS c'entrino molto con ikea, questo l'azienda svedese tiene a precisarlo in un comunicato, ma a noi consumatori incoscienti e apolidi non importa molto. Da consumatore non mi sono mai chiesto come fa ikea a vendermi un divano KLOBO a 92,50 €, per me l'importante è risparmiare e avere il due posti nella cameretta. Perchè in fondo, come dice nel comunicato, ikea ha chiesto l'osservanza alle regole e alla sicurezza del personale, anche se quel personale lavora nelle sue strutture, anche se quel personale ha solo un servizio igienico per 300 lavoratori, anche se la busta paga riporta una cifra che il lavoratore non ha mai visto nemmeno col binocolo e nemmeno se lo sfruttamento dei facchini senza diritti nè volto è un piccolo ingranaggio della macchina dello sfruttamento del precariato ikea.

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