Stare attorno ad una tavola, chiacchierare, mangiare, mangiarsi. Per raccontare.
Amo scrivere e cucinare, entrambe le cose attingono da un patrimonio antico. Entrambe coinvolgono i sensi.
Cucinare per qualcuno significa per me "voglio che tu viva", scrivere significa "voglio condividermi".


giovedì 10 aprile 2014

Che cosa cucino domenica?

Che cosa cucino domenica?
Domenica prossima sarà la domenica delle palme, non che io attribuisca a questa festività un'importanza stratosferica, ma questa domenica in particolare mi rende tesa poichè avrò ospiti a casa, tra gli ospiti ci sarà: LA SUOCERA! TADAAAA !
Fermo restando che io adoro quella signora piccina e gentile, col viso buono e le mani calde, ma sinceramente mi mette ansia pensare a cosa potrà piacerle. Ho riflettuto a lungo, per il secondo la scelta tra pesce e carne è ricaduta sulla carne, alimento col quale è impossibile sbagliare, ma per primo? Per primo cosa cucino? 
Sfoglio un po' di materiale per un'idea, così tra una sfogliatina e l'altra sui vari appunti e libri di ricette ecco che ti trovo una ricetta...
...la grafia bella, le B e le L scritte in un corsivo di altri tempi... si! è la grafia della nonna. Non capisco come, tra gli appunti di cucina di mamma ci sia un biglietto scritto dalla nonna, però questo guizzo al passato mi riempie di gioia, la ricetta giusta è quella della nonna, semplice semplice ma veramente gustosa, con la quale è impossibile fare brutte figure: LA BESCIAMELLA.
Il nonno non amava questo piatto, diceva che non si sposava bene col vino, la stessa obiezione viene mossa da mio padre, in effetti è difficile far legare latte e vino, ma arrangeremo con un vino dolce o un moscato, ma che ci importa!
Ritornando alla Besciamella, ecco gli ingredienti:



Ingredienti:

500 gr di pasta corta come maccheroni o penne
1 lt di latte
100 gr di burro
100 gr di farina
1 pizzico di sale
1 pizzico di pepe
noce moscata a piacere
parmigiano grattugiato a piacere
500 gr di provola
pan grattato per guarnire


Preparazione:

Scaldare il latte e tenerlo da parte ad intiepidirsi, in una pentola sciogliere il burro e aggiungervi pian piano la farina a pioggia (attenzione alla formazione di grumi). Una volta preparato il composto fatto con la farina ed il burro, aggiungere pian piano il latte tiepido e girare, girare, girare, girare, girare fino a quando il composto inizia a bollire e ad indurirsi. Aggiungere la noce moscata, il sale e il pepe e continuare a girare.
La pasta dovrà essere scolata a metà cottura, in una teglia si dovrà fare uno strato di pasta, uno di parmigiano grattugiato e provola e uno di besciamella, fino ad arrivare all'orlo della teglia. L'ultimo strato sarà di abbondante besciamella ricoperta di pan grattato.
Infornare a 180° per 20/25 minuti con il forno ventilato.


Buon appetito!

mercoledì 6 febbraio 2013

IMMATERIAL WORKERS, di Nicola Nardella

Consiglio la lettura di quest'articolo, lucida visione d'insieme sulla condizione dei lavoratori immateriali, che ha destato il mio interesse. Sebbene l'articolo scivoli in maniera molto veloce sui meccanismi di produzione-liquidazione del lavoratore, è molto chiaro quanto, dal punto  di vista meramente legale, il suddetto lavoratore non sia tutelato da nessuna norma specifica, assicurazione o copertura. Ed è dunque immateriale anche la sua figura, uno spettro che si aggira tra uffici alla last minute outlet, dietro pc che durano al massimo due anni e lo smantellamento di qualsiasi  garanzia sociale. Ma la parentesi su una lettura del termine immaterial è necessaria ad una classificazione tra lavoratori che producono beni materiali e quelli che, per l'appunto, producono beni immateriali. Le aziende di servizi, come quelle di telefonia, di Help Desk o assistenza, di Back Office ecc. hanno un singolare modo di quantificare il lavoro, ossia per lo più applicano una quantificazione del tempo del lavoro che è aderente a quella del lavoro che produce beni materiali. Questa vetusta visione della materia lavorata è ancorata ad una ideologia ottocentesca che nessuno ha mai cambiato o voluto cambiare. Si ravvisa una flebile volontà di cambiamento con l'applicazione di contratti flessibili, altrimenti detti precari, che in sostanza non hanno modificato l'idea di fondo del lavoro come rapporto tra la  natura e l'uomo, dunque ancora legati ad una visione del mondo non attuale. La materia naturale lavorata è un prodotto che non ha niente a che fare con il citato recall dell'articolo. 
Un esempio è quello di un lavoratore di call centre che, ottenuto uno schifosissimo contratto flessibile-precario-a termine-a chiamata-a progetto-di apprendistato-interinale viene messo davanti a un pc a fare chiamate verso gente incazzata-satura-stralunata-arrabbiata-nervosa-acida e, il più delle volte, il suo lavoro non sarà quantificato in base al servizio che sta rendendo all'azienda, bensì a "pezzi venduti", cioè viene pagato "a pezzo" che fa guadagnare all'azienda (sempre che questo pezzo sia realmente venduto anche dopo un eventuale reso-ko-ripensamento del cliente- un problema amministrativo-una  disdetta da parte dell'amante cornuto della moglie che non ha chiesto al figlio se poteva acquistare-cambiare-ordinare il bene). Per fare un paragone: è come se il postino venisse pagato solo ed esclusivamente per le lettere lette dal destinatario e non per quelle recapitate-tornate indietro al mittente-con indirizzo sbagliato-che il destinatario non apre-con il francobollo non adeguato. Come se il postino non avesse fatto la sua giornata di lavoro, come se non avesse impegnato del tempo, sacrificandolo alla sua vita.
Fatta questa parentesi un pò grossolana, vi auguro buona lettura! enjoy IMMATERIAL WORKERS di Nicola Nardella.



domenica 20 gennaio 2013

RIDI RIDI, CHE MAMMA HA FATTO GLI GNOCCHI!


Di solito la domenica cucino sempre qualcosa di particolare, al bando il calcolo delle calorie e i buoni propositi di fare la dieta!
Oggi ho cucinato gli GNOCCHI DI ZUCCA, ho letto la ricetta su una rivista e me ne sono innamorata!
Questo è un piatto tipicamente lombardo, la ricetta che propongo è stata modificata da me sulla base di quella mantovana, quindi è leggermente diversa da quella della rivista, dunque nessun mantovano la denigri!
Nella ricetta originale gli gnocchi vengono conditi con un sugo di burro e salvia, che a me personalmente non piace, ero indecisa se fare un sugo bianco con il formaggio o un sugo di pomodoro, alla finr ho optato per il secondo.


INGREDIENTI

700g di zucca
350 g di patate
250 g di farina bianca "00"
2 cucchiai di parmigiano
1 uovo
noce moscata
sale pepe


PREPARAZIONE

Ho lessato le patate con tutta la buccia, le ho pelate e schiacciate con lo schiacciapatate ancora calde (se si raffreddano si induriscono troppo ed è difficile schiacciarle), le patate cuociono in circa 20 minuti, per sapere se sono cotte basta infilarci una forchetta o uno stuzzicadenti. Ho tagliato la zucca a fettine sottili e l'ho cotta al microonde ad 800° per 15 minuti, la zucca deve risultare bella morbida, ho scartato l'opzione del forno tradizionale perchè il microonde disidrata maggiormente.
Ho poi passato la zucca al frullatore, la si potrebbe anche schiacciare con lo schiacciapatate, ma ci vuole la forza di Hulk. Ho unito alle due puree la farina, il parmigiano, l'uovo, la noce moscata, il sale e il pepe. Ho impastato finchè il composto non è risultato liscio e omogeneo. Se l'impasto risulta troppo morbido potete aggiungere altra farina. Su una spianatoia infarinata ho formato con l'impasto dei lunghi cilindri e li ho tagliati a tocchetti di un centimetro. Ho fatto scorrere i tocchetti di pasta col dito. 
Quando tutti i tocchetti sono pronti li ho tuffati in acqua salata, sono cotti quando iniziano a galleggiare sul pelo dell'acqua.
Li ho conditi con un sugo semplice, si possono condire anche con burro e salvia (come nella ricetta originale) o con il ragù o com vi pare... sono buonissimi!


sabato 8 dicembre 2012

Lo stanco albero di Natale 2012

Sono stanca. Oggi è l'Immacolata, si fa l'alberello, si inizia a pensare a cosa regalare ai propri cari, a fare le spese di Natale, che bello! in parte questa follia consumista mi attanaglia il cervello, lo ammetto: aspetterò che mia madre torni dal lavoro, faremo l'albero, la cesta dei regali, la carta da pacchi, il nastro rosso, le cartoline d'auguri comprate in Olanda, i bigliettini dell'Auchan, il buono dell'Ikea a quello che si è fatto la casa da poco, il cesto col panettone e lo spumante a quell'altro che non sai proprio cosa regalare e le sciarpine per le bambine, la barbie per la più piccola, la bottiglia di limoncello per il signore del primo piano, zucchero e caffè per la signora che è tanto carina ma poi... poi sono stanca, o meglio è il mio cuore ad esserlo. Stanca di far finta che quest'anno il mio stipendio sia bastato per fare i regali, perché mi sto già impegnando la tredicesima che non è ancora arrivata, stanca di far finta che fuori della mia porta il mio paese sia felice, perché la soglia di povertà assoluta sta crescendo di giorno in giorno e, per quanto ne so, crescerà ancora. Non credo ci vogliano grandi studiosi per capire che, se in un condominio qualcuno non paga, gli altri condomini continueranno a pagare al posto suo, peggio se nel condominio l'amministratore è un ladro che ruba le quote dell'acqua, della luce e delle spese varie; i condomini si accorgeranno della beffa solo quando saranno staccate loro acqua, luce e servizi. I condomini si ritroveranno a dover pagare due volte senza però ricevere i servizi, perché dovranno pagare arretrati e bollette in corso.
Gli italiani, alla vigilia delle feste, stanno iniziando a pagare gli arretrati dei servizi loro erogati, un totale che pare ammonti a duemilamiliardidieuro (ma anche su questa cifra sono titubante, chi ha fatto i conti? Paperon dè Paperoni una monetina  per volta?) e l'amministratore di condominio non è stato ancora revocato, anzi: sta lì a gestire le quote tra i condomini. Chi ci ha rubato sta decidendo chi deve pagare e non sta tenendo conto delle quote millesimali. Perché, da totale ignorante in materia, mi parrebbe opportuno che, chi ha di più (esattamente come in un condominio) paghi di più. E invece no: il furbo amministratore sta continuando a gestire come se i condomini fossero solo quelli che hanno sempre pagato.
Credo che questi pensieri, durante il giorno dell'Immacolata, stiano cingendo il mio capo di un malaugurato mal di testa, prenderò le palline dai pacchi, le corone e le ghirlande, i nastri e la carta da pacchi. Stanca di essere presa in giro, vessata, amministrata, governata, tassata. Ma mai stanca di pensare e farmi venire gran mal di testa!

venerdì 23 novembre 2012

O RUOT O FURN

Venerdì, stanchezza accumulata, na fame da lupi e, mentre attendo in banchina il treno, ecco che vedo sul piccolo schermo uno spassosissimo spot su O RUOT O FURN. Non ha "suppontato" il mio stomaco, ma m'ha fatto ridere asssai!





martedì 13 novembre 2012

CHI SMETTE DI CORRERE SI RITROVA COL CULO PESANTE di Nicola Nardella

Ricordo che erano i primissimi anni '80 ed a  Piscinola c'erano Luca, Patrizio ed io. Patrizio girava su una "Graziella", Luca su una bici assemblata con pezzi di cui non giurerei sulla provenienza ed io avevo una "Safari". Ora se sei nato a Piscinola ed hai il culo di avere una "Safari",  due ruote ti sono di troppo e puoi percorrere interi isolati con una ruota all'aria. La faccenda tecnicamente funziona così: il particolare sediolino ad "L"  consente di sbilanciare il peso sul lato posteriore, mandando in aria la parte anteriore del velocipede. Ero un bambino che aveva una gran voglia di correre. Diversi anni dopo Luca e Patrizio si vedevano sempre meno in giro. Salvatore mi parlò di una certa "canna" che aveva comprato. Io pensai che sarebbe stato bello andare a pesca. Ero fuori pista. Dunque, riepilogando, avevo qualche anno in più, una gran voglia di correre e quella roba dovette aprirmi una qualche sorta di terzo occhio. Capii d'un colpo che quella  Safari non mi sarebbe valsa ad attirare l'attenzione delle ragazzine. In giro c'era chi faceva strage di cuori impennando  in motorino. E poi sebbene la voglia di correre non m'avesse abbandonato, almeno come aspirazione generale, una rilassata flemma si era impadronita di me. Molti anni dopo, sia che avanzassi, sia che indietreggiassi, recuperai la mia singolare passione per la corsa sulle piste di  Praga,  Ventimiglia,  Napoli, Genova, finanche  in Palestina. Ovunque ero inseguito o inseguivo gente che si cimentava nella corsa con gli anfibi ai piedi. Se ti beccavano eri fritto. Intanto la lira era stata sostituita dall'Euro ed il governo italiano aveva preso a comprare ingenti quantità di carta filigranata europea, emettendo obbligazioni in corrispettivo. Alcuni chiamarono questa faccenda: incremento del debito pubblico ed io, ad un certo punto, avevo imprigionato il mio desiderio di correre in un aggeggio infernale chiamato "pedana". Mentre c'era chi quel debito pubblico progettava di accollarlo a me, io immaginavo che perdere qualche chilo m'avrebbe aiutato nell'ipotesi in cui avessi incontrato sul mio cammino qualche giudicessa  avvenente. Immaginavo che con lei, saper impennare su una sola ruota, non avrebbe sortito alcun effetto. Poi ho scoperto che chi mette in conto la possibilità di decidere della libertà di un altro non è avvenente in alcun modo. Ora guardo l'infernale aggegio, maledetta pedana, e penso che è giunto il tempo in cui, sia che si fugga sia che si assalti, bhè bisogna ricominciare  a correre in strada. Si, in strada, poichè è provocatorio fare un vertice sui contratti di "apprendistato" nella Napoli dilaniata dalla crisi. Perchè la Fornero immagina di svendere alle aziende tedesce una bella catena di montaggio sociale fatta da giovani risorse umane. Correre in strada perchè sindacati e partiti hanno il culo di gomma e perchè fintantochè corri non ti ritroverai mai il culo pesante di chi invecchia.

sabato 3 novembre 2012

IKEA SPAKKA


Ki è iKea. Ikea è la multinazionale dell'arredamento, ikea spakka perchè è quella che ti arreda tutta la tua casa precaria con soli 200 € guadagnati con un lavoro ancora più precario; per completare il circolo della precarietà, anche i suoi mobili sono precari, non durano più di 2 o 3 anni. Ma tanto ikea lo sa che i suoi acquirenti, per lo più sfigatissime famiglie precarie ridotte sempre più alla fame, si fanno poche domande circa il rapporto che intercorre tra precarietà esistenziale e materiale. Io per prima, quando ho la domenica mattina libera e non lavoro, sono presa da una profonda noia e inadeguatezza sociale e ho esigenza di espletare la mia funzione più aberrante e consumista: vado all'ikea. So perfettamente che, tra i labirintici cunicoli di scaffali mi verrà voglia di comprare qualcosa, anche solo un gelato a 90 centesimi che se hai la karta ikea costa solo 50 e come fai a non comprarlo. Anche solo per scappare all'angolo delle occasioni e comprare uno scampolo di stoffa a 2 € per fare non so cosa non so quando.
Eppure ikea spakka, spakka tutti i livelli quando, incluso nel prezzo ikea precario, paga i suoi precari lavoratori. Spakka tutto quando i lavoratori, facchini per lo più giovani e per lo più marocchini, alzano la testa, abbassano le mani e dicono: "qui non si passa!". Ikea spakka nel senso che spakka loro le teste, con la gentile collaborazione della Madama e lo special guest del questore di Piacenza, Calogero Germanà, che dopo aver "ottenuto numerosi premi ed encomi solenni per meriti di servizio ", riceve il plauso del pubblico presente al picchetto.
Non è che i lavoratori del Consorzio CGS c'entrino molto con ikea, questo l'azienda svedese tiene a precisarlo in un comunicato, ma a noi consumatori incoscienti e apolidi non importa molto. Da consumatore non mi sono mai chiesto come fa ikea a vendermi un divano KLOBO a 92,50 €, per me l'importante è risparmiare e avere il due posti nella cameretta. Perchè in fondo, come dice nel comunicato, ikea ha chiesto l'osservanza alle regole e alla sicurezza del personale, anche se quel personale lavora nelle sue strutture, anche se quel personale ha solo un servizio igienico per 300 lavoratori, anche se la busta paga riporta una cifra che il lavoratore non ha mai visto nemmeno col binocolo e nemmeno se lo sfruttamento dei facchini senza diritti nè volto è un piccolo ingranaggio della macchina dello sfruttamento del precariato ikea.